Lettera di una Volontaria

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Lettera di una Volontaria

Ore 19:05, squilla il telefono del 118, è un rosso alla stazione.
Parti con la convinzione che sia il solito codice rosso dato in modo esagerato, finché durante il tragitto non risuona il telefono e dalla centrale ti comunicano che un ragazzo è finito sotto un treno e che la scena che ci troveremo davanti non sarà facile da gestire.
E lì cominci a sudare freddo, provi solo a cerare di immaginare cosa ti troverai davanti e pensi che devi farti forza perché sull’ambulanza che hanno inviato ci sei anche te e adesso devi fare del tuo meglio.

Penso che la vita, a volte, sia ingiusta e che il destino faccia schifo!
E le ragazzate che si fanno a 15, a 20 e, a quanto pare, anche a 30?
Se vanno bene il giorno dopo le racconti ai tuoi amici e posti una foto su Facebook… E se vanno male? E se vanno male a 30 anni perdi la vita, ma la perdi ingiustamente, perché a 30 anni è troppo presto cazzo, a 30 anni hai ancora tutto davanti a te.
E come si fa a sopportare tutto questo? Come fai ad abituarti a guardare un ragazzo in fin di vita con gli occhi semi chiusi, che se avesse avuto ancora voce per parlare, a te con la divisa arancione che sei inginocchiato accanto a lui, ti avrebbe detto:”ok, ho fatto una cazzata, ho sbagliato, peró non voglio morire, fate qualcosa, vi prego!”
E te cosa fai? Cerchi di resistere in quell’inferno, tra la gente che passa, i poliziotti che ti guardano con aria smarrita, e il dottore che non arriva… mentre cominci a tremare come una foglia dalla testa ai piedi ma cerchi comunque di rimanere professionale nel tuo ruolo di soccorritore e ti domandi perché, perché hai scelto di fare una cosa così difficile e allo stesso tempo ti incazzi perché non puoi fare nulla, perché davanti a una scena del genere sai che chiunque sarebbe impotente.
Guardi le facce dei tuoi compagni di squadra e ti rendi conto che sono piuttosto rassegnate, quasi del tutto consapevoli che ormai la vita di questo ragazzo lo ha abbandonato. E poi finalmente arriva il medico, dopo i 10 minuti più lunghi ed estenuanti della tua vita, scende dalla macchina, freddo, impassibile, come un pezzo di ghiaccio, ci guarda e ci dice:”basta ragazzi, non c’è più nulla da fare”.
Ma io non avrei mai voluto sentire quel “basta”. Perché basta? Perché non si può più fare nulla?
E allora ti sale una rabbia, nei confronti di tutti, nei confronti della vita e forse anche nei confronti di questo stesso ragazzo, e cerchi di capire perché si è dovuto attaccare al treno per salutare il suo amico, perché il destino ha voluto che scivolasse e finisse sulle rotaie, perché non si è reso conto che sarebbe stato pericoloso, che la vita è un dono prezioso… Perché l’unica cosa che impari da un’esperienza terribile come questa è che di vite ce n’è una sola, e decidi te come giocartela, come vivertela, ma ci vuole un attimo, pochi secondi per decidere di fare un passo falso che spazza via tutto, che spazza via quel dono meraviglioso che è la vita.

Ringrazio tutta la squadra che era con me, che non si è persa d’animo neanche un secondo ed è rimasta lucida, professionale ma allo stesso tempo umana fino alla fine!!!

Una Volontaria dell’Humanitas Firenze Nord

LA RISPOSTA DEL PRESIDENTE CARLO PUGI
E’ stato un giorno strano.
Ho parlato molto del fatto di ieri sera che non poteva che coinvolgere emotivamente tutti voi e tutti noi.
Quando ho letto le tue riflessioni che descrivono in maniera magistrale un piccolo spazio temporale, dilatato dalla drammaticità dell’evento, ho pensato a quanto avrebbe inciso sul formarsi di persone come te, come F., come G. ed anche il vostro maestro F..
Ho pensato che la comunità deve dire grazie a tutti voi ed a tutti quelli che quotidianamente regalano il proprio tempo in attività a volte molto rischiose ed insidiose.
La tua lettera nasce da un tuo bisogno di uscire da un evento drammatico e di superare un momento difficile e quando ti ho vista ho capito che forse eri già oltre l’avvenimento
Ma aggiungo che il tuo piccolo, meraviglioso e drammatico racconto è qualcosa che va oltre il fatto stesso ed investe forse la vita di più generazioni. E’ per questo che spero venga pubblicato sui giornali a cui è stato inviato.
Altri forse dovevano ringraziarvi tutti.
Lo faccio io con l’orgoglio di rappresentarvi tutti, di rappresentare i cento volti della nostra HFN.
Carlo

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